{"id":1229,"date":"2022-06-10T12:15:35","date_gmt":"2022-06-10T12:15:35","guid":{"rendered":"https:\/\/cryptozr.net\/?p=1229"},"modified":"2022-06-10T12:15:35","modified_gmt":"2022-06-10T12:15:35","slug":"thatscontemporary%ef%bd%9ccondensato-di-biennale-guida-quasi-breve-per-chi-ha-poco-tempo-e-tanta-curiosita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cryptozr.net\/?p=1229","title":{"rendered":"Thatscontemporary\uff5cCONDENSATO DI BIENNALE GUIDA (QUASI) BREVE PER CHI HA POCO TEMPO E TANTA CURIOSIT\u00c0"},"content":{"rendered":"\n<p>Article Source\uff1aNiccol\u00f2 Moronato\u00a029 Aprile 2022<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 pur vero che questa Biennale d\u2019Arte \u00e8 in ritardo di un anno rispetto alla tabella di marcia della \u201cnormalit\u00e0\u201d, ma quello che conta davvero per una Biennale \u00e8 che sia in anticipo sui tempi che la seguiranno.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019edizione precedente (2019), curata da Rugoff e profeticamente intitolata \u201cMay you live in interesting times\u201d, in effetti ci era riuscita \u2013 ci chiedevamo allora se il titolo fosse pi\u00f9 un augurio o una maledizione: a ciascuno di voi la risposta. L\u2019edizione attuale, curata da Cecilia Alemani, attende invece la prova del tempo ma sicuramente riesce in almeno un compito molto difficile: ritrovare tra i meandri delle storie ormai date per perse quelle pratiche artistiche e quelle esistenze umane che avrebbero avuto molto da dirci sui tempi che stiamo attraversando.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 questo non sia successo non \u00e8 un mistero: la divergenza \u2013 neurologica, di genere, di estrazione sociale, di provenienza geografica \u2013 non \u00e8 mai stata ben accolta nella cultura \u201cufficiale\u201d (cio\u00e8 occidentale), che accoglie ci\u00f2 che le \u00e8 estraneo soltanto quando pu\u00f2 essere venduto come \u201cesotico\u201d e consumato all\u2019infinito. Anche in questo la Biennale eccelle: basta guardare alle collezioni di provenienza dei lavori esposti. Alcuni sono forniti dai classici sistemi di supporto all\u2019arte contemporanea (con un grande ritorno degli USA a fare la parte del leone) mentre molti altri provengono da musei sconosciuti ai pi\u00f9, ove si nascondono dei veri e propri gioielli storici che compongono le \u201ccapsule temporali\u201d disseminate tra i vari spazi della mostra. Anche solo per questo, da una breve visita a questa Biennale potrete trovare numerosi spunti di visite ad altri musei \u201cdi nicchia\u201d in altre citt\u00e0 del mondo. Quindi, come sempre, leggete e fotografate le didascalie perch\u00e9 nascondono molte gradite sorprese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra centrale: \u201cIl Latte dei Sogni\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Donne (e generi non conformi), diaspora e ibridazione: sembrano essere questi i fili conduttori che sottendono a tutta la mostra. Se avete poco tempo, il mio consiglio \u00e8, come sempre, di scegliere delle opere-chiave e poi nel caso tornare:&nbsp;<strong>iniziate dall\u2019Arsenale<\/strong>&nbsp;perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si trovano molte delle opere pi\u00f9 emozionanti della mostra. Inoltre, la struttura \u00e8 molto pi\u00f9 percorribile e meno dispersiva rispetto agli ambienti e agli allestimenti dei Giardini.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1956\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/BelkisAyon_NuestroDeber_1993-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1956\"\/><figcaption>Belkis Ayon, Nuestro Deber, 1993.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La prima stanza incute subito rispetto con il suo misticismo, evocato dalle collografie (un misto tra collage e incisione) di\u00a0<strong>Belkis Ay\u00f3n<\/strong>\u00a0che circondano come in un rituale la scultura imponente di\u00a0<strong>Simone Yvette Leigh<\/strong>, prima Americana nera a rappresentare il Paese nel padiglione USA e, soprattutto, Leone d\u2019Oro come migliore artista di questa Biennale.\u00a0Il contrasto tra bianco e nero viene ridiscusso dalla manualit\u00e0 sapiente di Ay\u00f3n, che riesce a sfruttare al massimo la tecnica (un misto tra collage, disegno e litografia) per creare mondi in cui esplorare i misteri dell\u2019Abaku\u00e0, una loggia segreta afro-cubana fondata sul mito del tradimento di Sik\u00e0n, una donna di cui vengono rappresentati solamente gli occhi, intenta ad abitare scene di miti giudaico-cristiani ed intrecciare episodi della vita stessa dell\u2019autrice cubana, scomparsa a soli 32 anni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1952\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/SimoneLeigh_BrickHouse_2019-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1952\"\/><figcaption>Simone Yvette Leigh, Brick House, 2019.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nella stessa stanza si staglia la scultura di Simone Leigh, discesa su Venezia dopo aver dominato per tutto il 2019 la&nbsp;<em>High Line<\/em>, ex-ferrovia sopraelevata di Manhattan ora divenuta camminabile.&nbsp;<em>Brick House<\/em>&nbsp;\u00e8 un centauro met\u00e0 donna met\u00e0 casa, il cui busto a forma di gonna richiama un filo storico che parte dalle abitazioni tipiche Mousgoum (Ciad e Camerun) e arriva fino alle architetture trash e un po\u2019 razziste di alcuni di quei ristoranti che s\u2019incontrano nel Deep South. Un megalite che esalta le molteplicit\u00e0 storiche, sociali, estetiche e familiari che si riverberano di generazione in generazione nel corpo delle donne nere.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1959\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Gabriel-Chaile_Sebastiana-Martinez_2022-2-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1959\"\/><figcaption>Gabriel Chaile, Sebastiana Martinez, 2022.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Subito dopo, un\u2019altra stanza fondamentale, popolata dalle meravigliose sculture-forno di&nbsp;<strong>Gabriel Chaile<\/strong>. Poco pi\u00f9 avanti, sulla destra, il video di&nbsp;<strong>Egl\u0117 Budvytyt\u00e9<\/strong>,&nbsp;<em>Songs from the compost<\/em>, i cui personaggi si muovono in prossimit\u00e0 totale tra di loro e con l\u2019ambiente circostante, in un\u2019ibridazione di movimento e materia che evoca in maniera sorprendente la necessit\u00e0 di interdipendenza, decadimento e ibridazione fluida e costante tra entit\u00e0 umane e non-umane. Se avete tempo, perdetevi poi nei dettagli narrativi dei quadri di&nbsp;<strong>Frantz Z\u00e9phirin<\/strong>, subito dopo sulla sinistra: sono permeati della cultura e della religione maggioritaria ad Haiti, il Vodou, di cui Z\u00e9phirin \u00e8 sacerdote.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1958\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FrantzZephirin_TheSlaveShipBrooks_2007-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1958\"\/><figcaption>Frantz Z\u00e9phirin, TheSlave Ship Brooks, 2007.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Al centro della stanza,&nbsp;<strong>la prima capsula temporale dell\u2019Arsenale<\/strong>&nbsp;\u00e8 dedicata al concetto di \u201cvascello\u201d e raccoglie opere di artist\u0259 &nbsp;storicizzat\u0259 che accantonano l\u2019idea del vascello come mero contenitore di un&nbsp;<em>altro&nbsp;<\/em>pi\u00f9 importante (il collegamento al corpo femminile \u00e8 chiaro) per mostrarlo quale esso \u00e8: un\u2019entit\u00e0 potente sia nella pratica che come metafora, dotata di una propria autonomia ed espressione. In questa chiave, le reti\/ceste di&nbsp;<strong>Ruth Asawa<\/strong>&nbsp;appaiono ancora di pi\u00f9 in tutta la loro poesia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi alla fine del salone successivo, sulla sinistra, una scritta \u201cContenuti sensibili\u201d vi invita ad entrare a vostra discrezione per la proiezione di uno dei video pi\u00f9 belli e pi\u00f9 assurdi di tutta la mostra, per la sua semplicit\u00e0 e l\u2019ironia che ne permea il montaggio:&nbsp;<em>Le sacre du printemps<\/em>, di&nbsp;<strong>Zheng Bo<\/strong>. \u00c8 un tentativo di unione interspecie, dove gli umani queer fungono da anello di congiunzione tra la nostra specie e un bosco di felci, in una danza orgasmica e in un qualche senso anche orgiastica interpretata da cinque ballerini nel mezzo della foresta svedese.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito sulla destra due dei corpi di lavoro pi\u00f9 emozionanti di tutta la mostra:<br>\u2013 le&nbsp;<em>Sonhiferas<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Solange Pessoa<\/strong>, cos\u00ec intense nel loro nero profondo al confine tra il regno dei sogni e quello dei defunti, cos\u00ec sinuose nella loro metamorfosi,<br>\u2013 i&nbsp;<em>Titans<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Ali Cherry<\/strong>, idoli ibridi dalla presenza Assira, che sono presentati assieme a un video a tre canali e dei piccoli dipinti. Si potrebbero riassumere con una frase del video: \u201c<em>Se gli uomini sono stati fatti a somiglianza degli dei, allora anche gli dei devono essere stati fatti di fango<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>seconda capsula temporale dell\u2019Arsenale<\/strong>&nbsp;si presenta con le gigantografie di Alexandra Exter, eclettica costumista e artista russa e autrice degli abiti di scena del primo film di fantascienza sovietico. Assieme a lei, le sperimentazioni cyborg-teatrali di Lavinia Schultz e Walter Holdt e i lavori sulle protesi facciali di Anna Coleman Ladd.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui, mi soffermerei particolarmente sulla foto di Joanna Piotrowska che esplorano con ironia il modo in cui le gerarchie di potere, le inquietudini e le convenzioni socialmente imposte si manifestano nell\u2019ambiente domestico \u2013 tra queste, spicca la foto della serie&nbsp;<em>Self-defense<\/em>. A seguire, la video installazione di&nbsp;<strong>Marina Simnet<\/strong>, sferzante e inquietante, in cui (nuovamente) la relazione interspecie \u00e8 esplorata attraverso la metafora della perdita della coda, simbolo della nostra animalit\u00e0. L\u2019installazione di&nbsp;<strong>Carolyn Lazard<\/strong>&nbsp;merita uno sguardo approfondito per poter superare la sua (in apparenza) disarmante semplicit\u00e0. L\u2019artista si concentra sul rapporto tra tempo, lavoro e malattia. Se appendere un lavandino come si appende una tiv\u00fa pu\u00f2 apparire ironico, la poltrona e altri lavori suggeriscono invece una tensione pi\u00f9 profonda, un\u2019alienazione messa in circolo tra i filtri HEPA, i fuochi fittizi e il suono delle pillole che vengono riversate in un contenitore \u2013 il tutto scandito da una clessidra piena di polvere tossica. Che botta di vita.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1964\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/LynnHershmanLeeson_LogicParalyzesTheHeart_2021-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1964\"\/><figcaption>Lynn Hershman Leeson, Logic Paralyzes The Heart, 2021.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Concluderei la visita all\u2019Arsenale fermandosi nell\u2019installazione di&nbsp;<strong>Lynn Hershman Leeson<\/strong>, per poi lasciarmi catturare dallo spazio dominato dall\u2019intramontabile&nbsp;<strong>Barbara Kruger<\/strong>&nbsp;e in ultimo fermarmi lungo le Gaggiandre (i bacini fuori dal padiglione Italia, per intenderci) per godere dell\u2019opera audio-musicale immersiva di&nbsp;<strong>Wu Tsang<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1960\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/WuTsang_OfWhales_2022-225x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1960\"\/><figcaption>Wu Tsang, Of Whales, 2022.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Giardini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni curatore della Biennale si \u00e8 trovato a fare i conti con le difficolt\u00e0 del padiglione centrale, qualcuno ha vinto la sfida, altri no, questo si pu\u00f2 dire che chiuda con un pareggio. Alcuni lavori si annullano nel mare di proposte presentate, gli allestimenti non sperimentano molto con lo spazio (indirizzando quindi l\u2019attenzione), per cui non cercherei di impallare i vostri sensi cercando di vedere tutto, ma mi concentrerei su alcune opere che possono dare una chiave di lettura per tutto il resto dell\u2019esperienza. L\u2019ingresso merita di soffermarsi sulla tecnica con cui \u00e8 realizzato&nbsp;<em>Elefant<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Katharina Fritsch<\/strong>&nbsp;\u2013 il suo realismo devia verso il magico e l\u2019onirico grazie all\u2019assorbimento della luce della pittura che ha utilizzato per rivestire la scultura, proiettando sia l\u2019animale che lo spettatore su un piano parallelo allo stato di veglia. Dalla sala successiva, sulla sinistra si accede a una stanza magica, dove convivono i dipinti di&nbsp;<strong>Cecilia Vicu\u00f1a<\/strong>&nbsp;(Leone alla carriera) e le splendide e sardoniche sculture in fibra di canapa di&nbsp;<strong>Mrinalini Mukherjee<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima capsula temporale qui \u00e8 un\u2019intera sala, fitta fitta di meraviglie, tra cui spiccano le produzioni dell\u2019italiana&nbsp;<strong>Rosa Ros\u00e0<\/strong>, futurista femminista, i video di&nbsp;<strong>Josephine Baker<\/strong>&nbsp;e le opere di&nbsp;<strong>Leonora Carrington<\/strong>&nbsp;(da un cui testo deriva il titolo della Biennale stessa) e soprattutto di&nbsp;<strong>Remedios Varo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella seconda capsula temporale, invece, non perdetevi una gemma assoluta: il&nbsp;<em>Ladies Almanack<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Djuna Barnes<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro momento di riflessione merita l\u2019installazione di&nbsp;<strong>Kudzanai-Violet Hwami<\/strong>, che unisce immagine e suono con delicatezza e profondit\u00e0. Le sculture di&nbsp;<strong>Jana Euler<\/strong>, decine di squali realizzati alla maniera dei pi\u00f9 celebri pittori iperrealisti, astratti e surrealisti, le cui dimensioni ridotte fungono da contrappunto alle dimensioni altrimenti epiche dello squalo bianco. Sono alcuni dei pochissimi lavori che rimandano alla forma fallica \u2013 infatti, a detta di molti esperti, questa \u00e8 una biennale profondamente&nbsp;<em>vaginal<\/em>&nbsp;\u2013 nelle prospettive, nei contenuti ed anche e soprattutto nelle forme che si incontrano nelle varie opere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non perdetevi le sculture di Hannah Levy e poi dedicate del tempo a godervi per intero la performance ideata da&nbsp;<strong>Alexandra Pirici<\/strong>&nbsp;al piano rialzato. L\u2019artista\/coreografa le chiama&nbsp;<em>live sculptures<\/em>, ma credo che il linguaggio stenti a poter davvero definire le sue azioni pubbliche ed \u00e8 proprio questo il bello.&nbsp;<em>Encyclopedia of Relations&nbsp;<\/em>vede i performer coinvolti nell\u2019esplorazione di svariati esempi di relazioni collettive, simbiotiche o parassitarie, spaziando tra la botanica, la biologia e l\u2019intelligenza artificiale. Tutto questo avviene, per\u00f2, in una maniera estremamente coinvolgente e a tratti davvero spassosa, irresistibile, specialmente quando cantano Toni Braxton: \u00e8 la potenza dell\u2019<em>improv<\/em>, metodo teatrale che la Pirici lascia utilizzare ai performer nei momenti giusti, dimostrando grande saggezza e con un risultato davvero potente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1955\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/AlexandraPirici_EncyclopediaofRelations_2021-300x225.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1955\"\/><figcaption>Alexandra Pirici, Encyclopedia of Relations, 2021.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>I Padiglioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono tanti, sono grandi, c\u2019\u00e8 la coda e non c\u2019\u00e8 il bagno \u2013 per cui, forse ancora pi\u00f9 che con le mostre centrali, serve prioritizzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019attenzione particolare va prestata a un fatto: fino a poco tempo fa, il tema dell\u0259 artist\u0259 figli\u0259 delle diaspore era in un qualche modo considerato di nicchia, mentre ora ci sono ben quattro padiglioni che a tutti gli effetti sono \u201cdiaspora pavilions\u201d: Scozia, con Alberta Whittle, UK con Sonia Boyce, Francia con Zineb Sedira e in un qualche modo anche US con Simone Leigh. Seminale \u00e8 stato quindi il padiglione \u201coff\u201d del 2017, denominato appunto \u201cDiaspora Pavilion\u201d, e organizzato da ICF, istituzione Londinese da decenni attiva a questo riguardo. Sarebbe interessante scoprire quali prospettive potrebbero arrivare da ancora pi\u00f9 artisti di altri Paesi europei la cui vita e pratica \u00e8 toccata da fenomeni di diaspora, di migrazione, di restrizioni fisiche e culturali, di resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo al dunque:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Brasile (Giardini)<\/strong>: \u00e8 letteralmente un padiglione \u2013 auricolare per\u00f2, da cui si entra in un viaggio corporeo e linguistico soltanto in apparenza facile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Grecia (Giardini):&nbsp;<\/strong>un lavoro magistrale, toccante, spiazzante, che attraversa letteralmente millenni di Storia con immediatezza e con una narrazione travolgente. Nell\u2019opera dell\u2019ex-resident di ViaFarini Loukia Alavanou, \u201cEdipo a Colono\u201d diventa un\u2019epopea umana portata in scena da un gruppo di attori di una tendopoli Roma nella periferia di Atene, il tutto confezionato in un\u2019esperienza di Realt\u00e0 Virtuale totalmente immersiva, a 360 gradi, che incredibilmente \u00e8 la cosa pi\u00f9 simile all\u2019esperienza di un teatro Greco dell\u2019antichit\u00e0. Vale ogni minuto passato a fare la coda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gran Bretagna (Giardini):&nbsp;<\/strong>per un pubblico non-anglofono potr\u00e0 sembrare molto scarno ad un primo sguardo (o ascolto, effettivamente), ma il padiglione di Sonia Boyce, artista di origini di Barbados bandiera di un\u2019intera generazione di artist\u0259 inglesi, \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 un tributo all\u2019intensit\u00e0 e alla profondit\u00e0 con cui la voce nera \u2013 qui metafora e simbolo di tutte le arti create da figli\u0259 dell\u2019ex-Impero \u2013 ha plasmato la produzione culturale e la dimensione familiare di tutta la Gran Bretagna e di gran parte della contemporaneit\u00e0 mondiale. \u00c8 una presa di coscienza di ci\u00f2 che \u00e8 umano \u2013 la voce, appunto \u2013 e che altrimenti verrebbe solamente visto come \u201cingrediente\u201d di una produzione musicale. Il suo Leone d\u2019oro non \u00e8 frutto di mere considerazioni \u201ctecniche\u201d (secondo cui molti altri padiglioni lo avrebbero meritato tanto quanto, se non di pi\u00f9) ma un riconoscimento di rilevanza culturale innegabile che consegna alla Storia una storia finalmente scritta a pi\u00f9 mani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Finlandia (Giardini):&nbsp;<\/strong>Pilvi Takala s\u2019\u00e8 fatta assumere come guardia giurata in incognito e in seguito ha realizzato un lavoro su questo settore e su tutte le sue contraddizioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ungheria (Giardini):&nbsp;<\/strong>meritano davvero le sculture di Zs\u00f3fia Keresztes.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francia (Giardini):&nbsp;<\/strong>un viaggio nei processi di costruzione dell\u2019immagine algerina -e per estensione, black e brown \u2013 nella cultura francofona, alla luce dell\u2019opera di Pontecorvo, Scola e Visconti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nordics (Giardini):&nbsp;<\/strong>the S\u00e0mi Pavilion porta al centro dell\u2019opera la produzione artistica a tutto campo dei popoli indigeni della Scandinavia. Anche qui, prospettive nuove e interessanti per il nostro rapporto con lo spazio, il tempo e il corpo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1962\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/GianmariaTosatti_StoriadellaNotteEDestinoDelleComete_2022-300x225.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1962\"\/><figcaption>Gianmaria Tosatti, Storia della Notte e Destino delle Comete, 2022.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Italia (Arsenale):&nbsp;<\/strong>\u201cStoria della notte e destino delle comete\u201d \u2013 cinematografico, colossale e forse anche per questo ancora pi\u00f9 straziante nel senso di solitudine che evoca di stanza in stanza, fino all\u2019angolo di poesia finale (che forse da solo vale tutto il padiglione). Una produzione monumentale da cui vale la pena lasciarsi trasportare. Piccola nota di colore: il testo del padiglione fa riferimento a una citazione di Pasolini (\u201cDarei l\u2019intera Montedison per una lucciola\u201d) incalzando poi con \u201cora che la Montedison non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d. Uscendo dal padiglione per\u00f2, ormeggiato dall\u2019altro lato dell\u2019Arsenale, probabilmente vedrete il Moro di Venezia, con il suo bel logo Montedison sui bordi. Ironia della sorte e destino delle meteore (veliche).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Australia (Giardini):&nbsp;<\/strong>non \u00e8 per tutte le orecchie, a qualcuno ha addirittura spaventato, ma la performance continua (<em>durational<\/em>, in termini tecnici) di Marco Fusinato, figlio di veneti emigrati in Australia, \u00e8 veramente impressionante e spettacolare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Olanda (Cannaregio \u2013 Chiesetta della Misericordia)<\/strong>&nbsp;\u2013 sdraiatevi e lasciatevi trasportare.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1961\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MarcoFusinato_Desastres_2022-300x225.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1961\"\/><figcaption>Marco Fusinato, Desastres, 2022.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Off-Biennale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qui dipende davvero dai gusti.<\/p>\n\n\n\n<p>Se siete in cerca di monumentalit\u00e0 (e di gran storie per i social) andate sul sicuro in Punta della Dogana con&nbsp;<strong>Bruce Nauman<\/strong>,&nbsp;<strong>Hermann Nitsch<\/strong>&nbsp;(R.I.P.) da Zuecca Projects e&nbsp;<strong>Anselm Kiefer<\/strong>&nbsp;a Palazzo Ducale.<br>Se siete in cerca di raccoglimento ed esplorazione, la rassegna video&nbsp;<strong>Penumbra<\/strong>&nbsp;della Bulgari Foundation all\u2019Ospedaletto non vi deluder\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Consigliatissima anche la mostra della pittrice-scultrice&nbsp;<strong>Claire Tabouret<\/strong>&nbsp;curata da Kathryn Weir a Palazzo Cavanis (Zattere).<br>Se invece continuate a pensare al titolo della Biennale (probabile, visto che le locandine sono ovunque), cio\u00e8 i \u201csogni\u201d, potreste trovare pane per i vostri denti alla mostra spettacolare, affascinante e profondissima della&nbsp;<strong>Fondazione Prada<\/strong>&nbsp;sul cervello.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\" id=\"attachment_1973\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/ClaireTabouret_SnowInTheDesert_2017-225x300.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1973\"\/><figcaption>Claire Tabouret, Snow InTheDesert, 2017.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Merita una visita anche la mostra di&nbsp;<strong>Monica de Miranda<\/strong>&nbsp;intitolata&nbsp;<em>No longer with the memory but with its future<\/em>, curata da Paula Nascimento (Leone d\u2019Oro nel 2013), in Calle dei Vecchi (Dorsoduro).<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi ha fame di sperimentazione,&nbsp;<em>community work<\/em>&nbsp;e nuove prospettive,si consiglia&nbsp;<strong><em>CHUTZPAH<\/em><\/strong>&nbsp;curata da Gabi Scardi alle Procuratie Vecchie (ottima scusa per visitarle ora che sono rinate grazie a un intervento architettonico firmato dal team di David Chipperfield Architects).<br>Infine, gli appassionati di nuove tecnologie e opere innovative potranno visitare&nbsp;<strong><em>Cookie Cookie 2.0<\/em><\/strong>&nbsp;&nbsp;curato da Li Zhenhua, che esplora il metaverso e gli NFT in uno spazio installativo emozionante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dormire, mangiare, sopravvivere a Venezia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A seconda del budget potreste provare:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ANDA Venice Hostel&nbsp;<\/strong>\u2013 a Mestre, comodissimo e molto vicino al tram che attraversa il ponte della Libert\u00e0, con una vibe molto positiva e prezzi accessibili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COMBO<\/strong>&nbsp;\u2013 un po\u2019 hotel, un po\u2019 ostello, un po\u2019 biblioteca universitaria, un po\u2019 quel posto che ha prezzi da albergo e mood da backpacking ma che, alla fine, \u00e8 in una posizione perfetta e costa comunque di meno del classico 3 stelle + che spesso delude. In pi\u00f9, ci fanno molti eventi serali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Palazzetto Pisani<\/strong>&nbsp;\u2013 una chicca sul Canal Grande ad un prezzo ragionevole (per quella fascia di prezzo) e un ambiente raffinato ma familiare. Spesso ospitano mostre d\u2019arte se non addirittura artisti in una sorta di \u201cresidenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da Codroma:<\/strong>&nbsp;uno dei migliori rapporti prezzo\/qualit\u00e0 in tutta la citt\u00e0 per uno dei locali preferiti dai locals cos\u00ec come dai non-locals che per\u00f2 sanno scegliere con saggezza.<br><strong>Da Marisa:<\/strong>&nbsp;uno dei pochi posti non fast-food dove mangiare cibo non-veneziano. Gettonatissimo da lavoratori e studenti per il suo men\u00f9 a prezzo fisso e abbordabile, la sua vista sul rio della Crea (uno dei pi\u00f9 autentici e trafficati di Venezia) e la sua spontaneit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al Portego:<\/strong>&nbsp;vicino Rialto, una garanzia, sia per uno spuntino che per un pasto completo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alla Rampa:<\/strong>&nbsp;una volta le dosi erano pi\u00f9 abbondanti, ma resta uno dei baccal\u00e0 alla vicentina pi\u00f9 buoni della citt\u00e0 \u2013 e soprattutto, \u00e8 letteralmente dietro ai Giardini. \u201cTrattoria da battaglia\u201d perfetta per il tragitto da una venue all\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Koenji:&nbsp;<\/strong>nuovissimo e gi\u00e0 amatissimo, il bacaro\/osteria con chef giapponesi che si avventurano in una interessantissima fusion nippo-lagunare che spazia anche oltre ai piatti di pesce.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-that-039-s-contemporary wp-block-embed-that-039-s-contemporary\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"fm2I8bX1Uc\"><a href=\"https:\/\/www.thatscontemporary.com\/condensato-di-biennale-guida-quasi-breve-per-chi-ha-poco-tempo-e-tanta-curiosita\/\">CONDENSATO DI BIENNALE Guida (quasi) breve per chi ha poco tempo e tanta curiosit\u00e0<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; 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